202302.15
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Il contratto che non c’è. Banca condannata a restituire € 100.000,00

Con sentenza del 9 febbraio 2023, a firma della dott.ssa Napoliello, il Tribunale di Bari, accogliendo la domanda formulata dall’ avv. Massarelli (nel condannare la banca a restituire al correntista illegittimi addebiti per c.a. € 100.000,00) rammenta un principio di diritto mai troppo ribadito: non è onere del cliente, che agisca in ripetizione di indebito, provare l’esistenza del contratto, soprattutto se quest’ultimo abbia esperito tutti i rimedi a sua disposizione, per consentire alla banca di provare il contrario e cioè l’esistenza del contratto.

La tesi dell’inesistenza del contratto – su questi presupposti – è suffragata dall’esperimento infruttuoso, sia dei rimedi stragiudiziali (art. 119 TUB) che di quelli giudiziali (art. 210 cpc) finalizzati all’acquisizione del documento.

Si legge nella sentenza che: “in tema di ripetizione di indebito l’onere probatorio è comunque assolto qualora l’attore-cliente dell’istituto di credito si sia adoperato per fornire la prova documentale mediante il ricorso agli strumenti predisposti al riguardo dall’ordinamento, con la conseguenza che, qualora lo stesso correntista si sia attivato per ottenere tutta la documentazione da porre a fondamento della propria domanda mediante una richiesta ex art. 119 TUB rimasta inevasa dall’istituto di credito, deve ritenersi che le conseguenze della mancata produzione in atti del contratto di apertura di conto corrente (o degli estratti conto), pregiudichi l’istituto di credito convenuto. In altri termini, per assolvere al proprio onere di produrre in giudizio il contratto, il correntista deve porre in essere tutte le attività necessarie per procurarsi la documentazione necessaria a tal fine, con la conseguenza che ricadono sulla Banca convenuta le conseguenze di una sua inerzia o di suo ostracismo, a fronte delle richieste del cliente avanzate prima del giudizio e volte ad ottenere tale documentazione”

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