201407.16
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È nulla per mancanza di causa la clausola che prevede la commissione di massimo scoperto, calcolata non già sulla somma affidata e non utilizzata ma sull’importo massimo utilizzato

IL CASO: è quanto ha stabilito la Corte di Appello di Bari con sentenza n. 66/2014 in un giudizio patrocinato dallo studio Massarelli.

PRINCIPIO IN DIRITTO: la Corte, decidendo sulla domanda dell’appellante, in tal senso formulata, ha statuito in argomento quanto segue: “ qualora il cliente utilizzi soltanto la parte della somma affidata, la banca avrebbe diritto di percepire l’interesse corrispettivo per la somma utilizzata e una ulteriore percentuale a titolo di commissione per la residua somma a disposizione.

Nel caso in esame, invece, come nelle generalità delle fattispecie poste all’attenzione della giurisprudenza, la commissione di massimo scoperto non viene calcolata sulla parte della somma affidata, rimasta disponibile, bensì sulla somma massima utilizzata nel periodo (c.d. “punta” nel trimestre) e per tutti i giorni del periodo di riferimento.

In altri termini, per una prassi distorta nel sistema bancario, la c.m.s. viene conteggiata, ad ogni chiusura periodica di conto, in una misura percentuale sul massimo scoperto nel periodo considerato e cioè sull’esposizione massima effettivamente raggiunta.
Ciò determina un’evidente insanabile dicotomia tra la natura giuridica della c.m.s., come intesa dalla giurisprudenza di merito e di legittimità, e l’effettiva metodologia di calcolo adoperata dalla banca, che la assimila ad una voce accessoria dell’interesse ovvero ad una forma di anatocismo mascherato.

In tal modo il correntista, a fronte di un affidamento del medesimo interamente utilizzato, sarebbe costretto a pagare gli interessi sulla scopertura, una prima volta, a titolo di semplice interesse passivo e, una seconda volta, per commissione di massimo scoperto ”.

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