201812.13
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LA NULLITA’, RILEVABILE D’UFFICIO, DELLE FIDEIUSSIONI “ABI” CHE VIOLANO LA NORMATIVA ANTI TRUST

Con recente sent. n° 29810 del 12/12/2017 la Suprema Corte ha infatti chiarito che” sono nulle le fideiussioni prestate a garanzia delle operazioni bancarie (c.d. fideiussioni omnibus) conformi allo schema di contratto predisposto dall’ABI (in via segnata, alla luce del provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005 di Banca d’Italia) fideiussioni che contengono la sostanza delle seguenti clausole: 1) «il fideiussore è tenuto a rimborsare alla banca le somme che dalla banca stessa fossero state incassate in pagamento di obbligazioni garantite e che dovessero essere restituite a seguito di annullamento, inefficacia o revoca dei pagamenti stessi, o per qualsiasi altro motivo»; 2) «qualora le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione garantisce comunque l’obbligo del debitore di restituire le somme allo stesso erogate»; 3) «i diritti derivanti alla banca dalla fideiussione restano integri fino a totale estinzione di ogni suo credito verso il debitore, senza che essa sia tenuta ad escutere il debitore o il fideiussore medesimi o qualsiasi altro coobbligato o garante entro i tempi previsti, a seconda dei casi, dall’art. 1957 cod. civ., che si intende derogato»” (cfr. Cass. Civ. n° 29810 del 12/12/2017).

Ha chiarito la Suprema Corte che le fideiussioni che utilizzano la modulistica in commento finiscono per incidere sulla libertà del soggetto di accedere a differenti negoziazioni giuridiche di quelle clausole e dunque costituiscono a tutti gli effetti il risultato di un vero e proprio accordo di cartello tra le banche.

Dopo quella sentenza della Cassazione (n. 29810/2017) v’è stata una vera e propria alluvione giurisprudenziale di merito che ha fatto propri i principi della Suprema Corte.

La giurisprudenza di merito in materia si fa sempre più chiara e consolidata per ogni giorno che passa: “sono nulli i negozi di fideiussione che contengono le norme bancarie uniformi predisposte dall’ABI le quali hanno l’effetto di restringere, impedire o falsare in modo consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale ed escludono il diritto del cliente ad una scelta tra prodotti in concorrenza, con la precisazione che rientrano nel divieto in parola le clausole che comportano la trasformazione del contratto di fideiussione in contratto autonomo di garanzia” (cfr. Trib. Roma 26/07/2018, R.G. n. 70923/2017, nello stesso senso vedasi anche Trib. Fermo 24/9/2018).

È alla “chimera” del contratto autonomo di garanzia a cui spesso “strizzano l’occhio” le banche nelle loro difese.

Ma la tesi del contratto autonomo di garanzia non regge alle censure della Suprema Corte e alla giurisprudenza che si è formata dopo la sentenza della Cassazione 29810/2017.

Ha chiarito la giurisprudenza in argomento che “la nullità dovuta alla violazione della normativa sulla libera concorrenza, attuata nelle fideiussioni omnibus con la generalizzata adozione delle clausole di reviviscenza, sopravvivenza e di rinuncia al termine decadenziale di cui all’art. 1957 c.c. si riverbera sull’intero contratto di fideiussionee ciò in quanto: “1) Le parti che hanno dato luogo alla lesione anti consumeristica non coincidono con quelle che hanno posto in essere il negozio “a valle”; 2) La gravità delle violazioni in esame  – che incidono pesantemente sulla posizione del garante – rispetto ai superiori valori solidaristici, ben giustifica che sia sanzionato l’intero agire dei responsabili di quelle violazioni; poiché qualsiasi forma di distorsione della competizione del mercato, in qualunque modo posta in essere, costituisce comportamento rilevante per l’accertamento della violazione dell’art. 2 della normativa antitrust, è inevitabile concludere che l’intero portato, a valle di quella distorsione, debba essere assoggettato alla sanzione della nullità(cfr. Trib. Salerno sent. n. 3016/2018).

A detta conclusione, e cioè alla radicale nullità del negozio fideiussorio, è giunto la Corte di Cassazione con la suddetta storica sentenza n° 29810/2017, che oramai è diventata una pietra miliare in argomento e che appunto parla espressamente di “nullità del contratto” (cfr. Cass. Civ. n° 29810 del 12/12/2017).

Del resto costituisce ormai principio consolidato in giurisprudenza quello della rilevabilità d’ufficio della nullità del contratto di fideiussione.

Ha chiarito, infatti, la giurisprudenza in materia che “la nullità della fideiussione omnibus conforme allo schema ABI vietato, afferendo alla validità di un atto che rappresenta elemento costitutivo della domanda,  può essere rilevata d’ufficio in qualsiasi stato e grado di giudizio” (cfr. Trib. Salerno sent. n. 3016/2018 che a sua volta richiama Cass. Civ. Sez. III, sent. n. 16621/2008).

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