202007.01
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I comportamenti vietati alla banca quando propone alla clientela di sottoscrivere azioni, in sede di aumento del capitale: la riprofilatura di massa, i finanziamenti baciati e gli abusi in regime di Execution Only.

E’ possibile formulare, in via esemplificativa, almeno tre distinte ipotesi di illecito che potrebbe, in linea teorica, commettere una banca, al fine di conseguire, ad ogni costo, l’obbiettivo del collocamento delle proprie azioni, presso la clientela in sede di aumento di capitale: la riprofilatura di massa, i finanziamenti baciati e gli abusi in regime di Execution Only.

Una prima ipotesi di illecito è la c.d “riprofilatura di massa”. E’ l’ipotesi che si verifica quando la banca, in prossimità di un’operazione di aumento di capitale, procede ad una massiccia riclassificazione della clientela, cosicché una notevole quantità di clienti, che magari inizialmente avevano una bassa attitudine al rischio, finiscono tutti insieme per diventare, in base al nuovo profilo, esperti investitori.

Può essere utile in questi casi, nel tentativo di mettere a nudo l’eventuale illegittimo operare della banca, acquisire in sede giudiziale, ai sensi dell’art. 210 cpc, conferma di eventuali analoghe operazioni di riprofilatura poste in essere nello stesso periodo dalla banca, a ridosso dell’operazione di aumento di capitale. E’ evidente che l’operazione di “riprofilatura” finisce per essere tanto più sospetta, quanto più ampia è la platea degli investitori che, nello stesso arco temporale, si trovino ad essere stati promossi sul campo, esperti investitori.

Un’altra Bed Practice potrebbe essere data dalla concessione al cliente di una linea di credito finalizzata alla sottoscrizione del capitale di nuova emissione. Sono quelli che vengono chiamati finanziamenti baciati.

E’ noto che, ai sensi dell’art. 2358 c.c., la banca, per poter concedere prestiti alla clientela, finalizzati all’acquisto o alla sottoscrizione di proprie azioni (finanziamenti baciati) ha bisogno di essere preventivamente autorizzata dall’assemblea straordinaria dei soci. In mancanza, la concessione di prestiti a ciò finalizzata è illecita.

Poiché non è facile ipotizzare che una banca ponga in essere una violazione così esplicita della norma in commento, occorre porre attenzione ad eventuali violazioni indirette.

Ad esempio può rappresentare una violazione di legge, in tal senso, anche il semplice rinnovo di un’apertura di credito, ormai prossima alla scadenza, quando manchino le condizioni che avevano determinato l’iniziale concessione del fido, e con l’intesa, non formalizzata, che la rinnovata linea di credito venga utilizzata, in tutto o in parte, per l’acquisto di azioni della banca.

Sul piano processuale, per smascherare questo tipo di operazioni, sarebbe utile riuscire ad evidenziare l’eventuale contestualità tra il rinnovo della linea di credito e l’acquisto delle azioni. In sede giudiziale può essere anche utile, al medesimo fine, accertare, con gli strumenti offerti dall’art. 210 cpc, se questo modo di agire della banca possa avere interessato, o meno, un’ampia platea di clienti, e dunque se l’obbiettivo dell’aumento di capitale, ad ogni costo, possa avere prevalso su valutazioni afferenti il merito creditizio del cliente, in sede di rinnovo della linea di credito, ovvero relative alla sua attitudine al rischio.

Un’altra ipotesi è data dagli illeciti effettuati dalla banca in regime di c.d. Execution Only. La banca potrebbe cioè solo formalmente assolvere agli obblighi a cui è tenuta, ai sensi dell’art. 21 del TUF, l’obbligo cioè di informare il cliente sulla inadeguatezza dell’operazione di investimento in base al suo profilo, associandovi magari anche la raccomandazione a desistere dall’operazione medesima. Dopodiché la banca potrebbe acquisire comunque l’ordine del cliente di portare avanti l’operazione, ordine formulato magari solo un minuto dopo la raccomandazione dissuasiva (il che getterebbe una luce inquietante sulla corretta informativa effettuata dall’intermediario). E’ inutile dire che l’obbligo di informativa e di diligenza, che grava sull’intermediario, non può dirsi assolto quando l’investimento, effettuato in regime di Execution Only, si riduca alla mera compilazione di modulistica, magari già predisposta dall’intermediario, che simuli la dialettica precontrattuale (e cioè l’informativa sul prodotto, la raccomandazione a non investire e l’ordine del cliente ad eseguire egualmente l’investimento) senza che vi sia stata una reale informativa, e magari esaurendo tutti questi passaggi in una manciata di minuti .

Il problema che spesso si pone, in contenziosi di questo tipo, riguarda la forza delle energie difensive in campo. Un cliente che si ponga come obbiettivo quello dell’invalidazione dell’investimento che ha incautamente effettuato, soprattutto se correlato ad un’operazione di aumento di capitale, deve essere pronto ad un’istruttoria piena, che vada fino in fondo, e che può anche interessare una disamina dell’intera operazione di aumento di capitale, ovvero delle politiche di bilancio della banca, e qualche volta anche dei suoi piani industriali se associati alle politiche di bilancio.

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