202205.19
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Il fideiussore è liberato se la banca resta inerte nel recupero dei suoi crediti.

Il Tribunale di Bari, con sentenza del 9/5/2022, su istanza dell’avv. Roberto Massarelli, revoca il decreto ingiuntivo emesso nei confronti di alcuni fideiussori, applicando i principi della Cassazione sulla nullità parziale delle fideiussioni ABI, censurate da Bankitalia per violazione della legge antitrust (Cass. SS.UU. 41994/2021).

Il Tribunale di Bari, accogliendo l’opposizione a decreto ingiuntivo formulata dall’avv. Roberto Massarelli, ha dichiarato i fideiussori liberati dalla garanzia, in conseguenza della nullità parziale della clausola, inserita nel testo delle fideiussioni, che prevedeva la deroga alla disciplina codicistica della decadenza dalla garanzia ex art. 1957 cc, decadenza conseguente all’inerzia della banca nel recupero dei suoi crediti vero l’obbligato principale. La nullità parziale della clausola – ha precisato il Tribunale di Bari – deriva dalla rispondenza dello schema fideiussorio utilizzato dalla banca, ai moduli ABI censurati da Bankitalia, per violazione della legge antitrust.

Si legge in particolare sul punto, nella suddetta sentenza del Tribunale di Bari del 9/5/2022, quanto segue: “va sgombrato il campo da ogni incertezza circa la dedotta nullità delle fideiussioni sottoscritte dal XXXX e dal XXXX, posto che, alla luce della nota sentenza n. 41994/2021 resa dalla Suprema Corte a Sezioni Unite, è evidente che le fideiussioni stesse non sono nulle nella loro interezza, bensì soltanto nelle clausole dichiarate nulle dalla Banca d’Italia con il provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005 e, quindi, “gli articoli 2, 6 e 8 dello schema contrattuale predisposto dall’ABI per la fideiussione a garanzia delle operazioni bancarie”, in quanto “in contrasto con l’art. 2, comma 2.1 lettera a), della legge n. 287/90” (Cass. SS.UU. N. 41994/2021).

Orbene, per effetto, in particolare, della nullità della clausola sub 6 delle fideiussioni de quibus, le stesse devono ritenersi inefficaci nei confronti dei fideiussori, dal momento che, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1957 cc., la Banca non ha preposto istanze nei confronti del debitore nel termine semestrale ivi indicato dalla scadenza dell’obbligazione”… “A mente di univoco indirizzo della Suprema Corte in merito, infatti, “l’articolo 1957 codice civile, nell’imporre al creditore di proporre la sua istanza contro il debitore entro sei mesi dalla scadenza per l’adempimento dell’obbligazione garantita dal fideiussore, a pena di decadenza dal suo diritto verso quest’ultimo, tende a fa sì che il creditore stesso prenda sollecite e serie iniziative contro il debitore principale per recuperare il proprio credito, in modo che la posizione del garante non resti indefinitamente sospesa. Il termine istanza si riferisce ai vari mezzi di tutela giurisdizionale del diritto di credito, in via di cognizione o di esecuzione, che possano ritenersi esperibili al fine di conseguire il pagamento, indipendentemente dal loro esito e dalla loro idoneità a sortire il risultato sperato”. Ne discende che i fideiussori devono ritenersi liberati dalla garanzia prestata, per cui non rispondono personalmente del credito vantato dalla Banca”.

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