202206.01
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Banca “smarrisce” il contratto e viene condannata a restituire € 120.000,00.

Con pronuncia del 19 maggio 2022 il Tribunale di Bari, accogliendo la domanda dell’avv. Roberto Massarelli, condanna la banca al rimborso degli illegittimi addebiti operati sul conto, non avendo la stessa prodotto in giudizio – perché irreperibile – il contratto di accensione del conto che potesse legittimare quegli addebiti. Si dà atto, nella pronuncia, che il cliente aveva inutilmente richiesto alla banca, ai sensi dell’art. 119 TUB, di avere una copia del contratto e che non avendo la stessa ottemperato a tale richiesta, doveva subire “le conseguenze” della “sua inerzia”. Il Tribunale, quindi, ha disposto la rettifica degli interessi debitori (che avevano sfiorato negli anni la soglia del 14% e di cui il Tribunale ha disposto il ricalcolo secondo il parametro del minimo rendimento dei Bot) nonché lo stralcio integrale di commissioni e spese. Ne è derivato un saldo attivo del conto così ricalcolato, in € 120.000,00.

“In tema di ripetizione di indebito l’onere probatorio rileva comunque come assolto qualora l’attore-cliente dell’istituto di credito si sia adoperato per fornire la prova documentale mediante il ricorso agli strumenti predisposti al riguardo dall’ordinamento, con la conseguenza che, qualora lo stesso correntista si sia attivato per ottenere tutta la documentazione da porre a fondamento della propria domanda mediante una richiesta ex art. 119 TUB rimasta inevasa dall’istituto di credito, deve ritenersi che le conseguenze della mancata produzione in atti del contratto di apertura di conto corrente (o degli estratti conto), pregiudichi l’istituto di credito convenuto.

In altri termini, per assolvere al proprio onere di produrre in giudizio il contratto, il correntista deve porre in essere tutte le attività necessarie per procurarsi la documentazione necessaria a tal fine, con la conseguenza che ricadono sulla Banca convenuta le conseguenze di una sua inerzia o di suo ostracismo, a fronte delle richieste del cliente avanzate prima del giudizio e volte ad ottenere tale documentazione (Tribunale Siena, 12/06/2019, n.616).

Il correntista, dunque, è tenuto a fornire la prova sia degli avvenuti pagamenti che della mancanza, rispetto a essi, di una valida causa debendi, sicché il medesimo ha l’onere di documentare l’andamento del rapporto con la produzione di tutti quegli estratti conto che evidenziano le singole rimesse suscettibili di ripetizione, in quanto riferite a somme non dovute (Cassazione civile sez. I, 17/04/2020, n.7895).

Ora, nel caso di specie, la ricorrente ha depositato tutti gli estratti conto, lamentando sin da subito la mancanza di pattuizione scritta, laddove la banca, che sarebbe stata, di contro, interessata a provare la pattuizione di clausole specifiche, non ha fornito alcuna prova documentale della pattuizione diversa ed applicata in concreto al rapporto”.

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